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Nella torre di Fra Dolcino

A Prato Sesia si sale a piedi, per una decina di minuti, dal piazzale della chiesa parrocchiale,  seguendo la cartellonistica che indica “Castello di Supramonte” lungo un sentiero acciottolato. Si raggiungono così dapprima i resti di una torre immersi nella boscaglia, poi a un centinaio di metri circa, quelle del Castello di Supramonte accanto ad una chiesetta, oggi barocca, mantenuta in buono stato.

La torre risale al XI secolo, anche se il balconcino che ancora la decora è ottocentesco. È quadrata, alta oggi circa venti metri . Di entrambi si sa poco se non che passarono costantemente di mano in mano fra tutte le “grandi famiglie” novaresi. Situazione comune a molti dei nostri castelli.

Ma questa antica torre è particolare, perché qui nacque, attorno al 1250, Dolcino da Novara, cioè Davide Tornielli, meglio noto come “fra Dolcino”. Di lui ci parlano poche cronache e solo “di parte avversa”, che tendono a “squalificarlo” indicandolo come eretico e figlio illegittimo di un prete.

Era invece probabilmente un nobile, tanto che anche in Ossola, a Trontano, esiste una torre che si dice appartenesse alla sua famiglia, ed in cui si narra che egli soggiornò durante il ritorno dal Trentino verso la Valsesia. Certo è che egli fece parte del movimento degli “apostolici” che condannava la chiesa di allora. Ottimo predicatore, si oppose al potere di Papa Bonifacio VIII (lo stesso inviso anche a Dante) profetizzandone la scomparsa. Predicò sul lago di Garda e qui, in Trentino, conobbe Margherita Boninsegna, donna bellissima, che divenne la sua compagna, predicatrice come lui stesso. Tornò quindi in Valsesia dove fu accolto bene dal valligiani.

Così nel 1304, con il sostegno dei Visconti,  decise di occupare militarmente la Valsesia, onde creare una comunità ideale nella quale le sue profezie ed i suoi sogni si sarebbero avverati. Il luogo era il Monte Rubello. Ma i Visconti lo abbandonarono e l’arcivescovo Raniero Avogadro da Vercelli ne approfittò per organizzare contro di lui una vera e propria crociata. Ne fece dapprima le spese la popolazione locale che, terrorizzata ed affamata, smise di sostenerlo. Così tutti i suoi seguaci vennero catturati e uccisi, mentre Dolcino fu bruciato sul rogo solo dopo aver assistito all’analogo supplizio inflitto alla sua splendida Margherita. Era la Settimana Santa del 1307.

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